martedì 10 gennaio 2017

2017 buoni propositi - 2017 planner

2017
BUONI PROPOSITI

Dal titolo potrebbe sembrare una pazzia, perché scrivere 2017 buoni propositi sarebbe impossibile, potrei perderci delle ore. L'idea è un'altra, ed è quella di infondere in me stessa l'idea che questo 2017 potrà portare a me e al blog tante soddisfazioni e tanti cambiamenti. 

Prima di tutto buon anno a tutti, spero che il 2016 si sia chiuso nel migliore dei modi e il 2017 sia iniziato ugualmente alla grande. 
Voglio iniziare il 2017 carica di buoni propositi, ricca di idee e decisa a portarli a termine. Prima di tutto ho intenzione di rivedere tutto il lavoro fatto e non fatto fino ad ora, pianificare le rubriche da portare avanti e a TERMINE durante il nuovo anno e indicativamente quali letture affrontare ogni mese. Vorrei leggere un classico al mese - almeno - , concludere la Reading Challenge su Harry Potter a cui partecipo, rispettare le scadenze sulle rubriche che saranno quindi a scadenza mensile per permettere a me di rispettare i termini senza sforare e con calma rivedere i contenuti del blog.

L'idea sarebbe di continuare con le sole rubriche che in questi anni mi hanno affascinato e che trovo molto utili e che quindi ora vado a presentare.
  • C L O C K  R E W I N D E R S
Clock rewinders è forse la rubrica settimanale più famosa della blogosfera. Ideata dai blog One book bender e 25 Hour Books . questo appuntamento settimanale ha il compito di riassumere la settimana (a volte copre un periodo più lungo) appena trascorsa sul blog, sui blog che seguo, sulle mie letture e chi più ne ha più ne metta! 


Che verrà postata con cadenza mensile e non settimanale e prenderà il nome di:

M O N T H L Y  R E C A P



  • P A P E R T O W N S
Papertowns (città di carta) è una rubrica ideata da Reading is Believing. Ad ogni appuntamento vi presenterò i nuovi libri - esclusivamente in formato cartaceo - entrati in mio possesso che siano stati acquistati, scambiati, avuti in regalo o ricevuti in omaggio da case editrici e autori. 



  • M O N T H L Y  P L A N N E R
Monthly Planner è una rubrica del blog a cadenza mensile che ha il compito di indicare gli obiettivi e le letture previste per il mese, gli appuntamenti con le rubriche e chi più ne ha più ne metta!



Altre rubriche che potrei presentare a cadenza non settimanale o mensile sono:

  • C H I  B E N  C O M I N C I A
Nata sul blog di Alessia Il profumo dei libri, Chi ben comincia è una rubrica a cadenza settimanale. Ad ogni appuntamento (random) presenterò le prime righe di un libro che mi attrae, che sto leggendo o ho già letto, sperando che possa interessare anche voi e spingervi a leggerlo.


  • W W W…W E D N E S D A Y S
Www…Wednesdays è una rubrica ideata da MizB del blog Should be Reading! Con questa rubrica si condivide cosa si sta leggendo, cosa si è letto e cosa si pensa di leggere, partecipare è semplicissimo.



  • C H I L D H O O D  M E M O R I E S 
Childhood Memories è una rubrica ideata da me basata sui libri che hanno caratterizzato la mia infanzia (intendo dalle scuole elementari) e che mi hanno portato ad essere l'accanita lettrice che sono ora. I libri che quindi presenterò sono dei libri che potrebbe essere anche dei libri per bambini ma mi piace pensare di condividere con voi quei titoli che mi hanno accompagnata e poi potremo accorgerci di aver letto cose simili o meno!




Si comincia. Buon 2017 e buon anno a tutti!

giovedì 22 dicembre 2016

Ten Books Wishlist - Ten Books Giftlist


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Ciao ragazzi e ragazze, Natale si avvicina e il tempo di scrivere la lettera a Babbo Libraio pure u.u, cosa vorreste voi per Natale? A me piacerebbe ricevere tante cose, non per forza libri anche se una sfoltita alla mia Wishlist la darei volentieri. Visto che i miei familiari leggono il blog forse qualche messaggio lo riesco a mandare se posto una piccola Wishlist (suvvia dieci libri che sono mai u.u), ma poi ho guardato un vecchio video di Miss Tortellino che consigliava alcuni romanzi divisi per categoria e ho pensato di aggiungerci una Giftlist, cioè una lista di libri che io regalerei se dovessi appunto regalare un libro. 


Se volete commentare con la vostra Ten Books Wishlist e anche con la Ten Book Giftlist, o se volete postarla nel vostro blog, o farci un video...o bhé quello che volete, io comunque verrò a spulciarla perché sono curiosa e vorrei tanto sapere cosa leggete :D o cosa vorreste leggere.

Music: Mariah Carrey canta "Santa Claus is coming to town"






Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas

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Il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante

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L'amata - Lettere di e a Elsa Morante

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Cecità di José Saramago (non lanciatemi palle di fango ç_ç)
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Il pappagallo di Flaubert di Julian Barnes



L'armata dei sonnambuli di Wu Ming


Dieci dicembre di George Saunders
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Il posto di Annie Ernaux
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La scuola cattolica di Edoardo Albinati

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La ragazza del Treno di Paula Hawkins
La ragazza del treno




CLASSICI

Le notti bianche di Dostoevskij
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Persuasione di Jane Austen
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GRANDI E PICCINI
Oscar e la dama in rosa di Eric - Emmanuel Schmitt

Il piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupery
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La Storia Infinita di Michael Ende
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GIOVANI

Il cavaliere d'inverno di Paullina Simons

L'alchimista di Paolo Coelho
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La ragazza fantasma di Sophie Kinsella
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Colpa delle stelle di John Green 
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lunedì 19 dicembre 2016

"La Sovrana lettrice" di Alan Bennett torna a farmi sorridere

Da questo posto non riesco proprio a staccarmi, ragazze.
L'ho curato e cresciuto per anni anche se ora l'ho lasciato andare un po'. Potrei fare un bel proposito per il nuovo anno e cioè prendermi almeno una sera a settimana per curare questo mio spazio personale, anche perché le idee non mi mancano e avevo pensato a molte iniziative. Chissà che forse non riesco a metterle in atto: prima fra tutte vorrei aprire un canale youtube.
Forse dovrei darmi una scadenza entro la quale portare a termine questo progetto per cui avrei bisogno prima di tutto di una telecamera decente, ma purtroppo - giusto per citare la frase  - ci sta la crisi, cosa vera...verissima e quindi mi accontenterò di girare i miei video con il telefonino.
La scadenza? Proviamo per aprile...si lo so è tanto tempo, ma secondo me è un termine onesto per una dimenticona come me.


Comunque tutto questo sproloquio stasera non è per parlare di progetti futuri o altro, ma di un libro ovviamente. Letto qualche settimana fa e che mi ha divertito come non mai e che quindi vorrei consigliarvi con tutto il cuore. Ho deciso, in questo esatto momento - si ho la mente "pazzarella" - di abolire il sistema delle stelline/piumette, alla fine se un libro mi piace lo capite facilmente dalle mie parole no?

Intanto - mentre riflettete su questa mia affermazione - passiamo al romanzo in questione, si tratta di un libro davvero piccolo, un libricino potrei dire, edito da Adelphi, ad opera di Alan Bennett: "La sovrana lettrice". A far da "Cicerona" alla copertina non vi è altri che Sua Maesta la Regina Elisabetta II, splendida come sempre - anche dopo che ha fatto 90 anni, se li porta bene la signora.


Qui vi lascio il link di IBS per tutte le informazioni, il prezzo è altino (13.50€) per un romanzo così piccolo, ma vi incoraggio ad acquistarlo, perché secondo me non ve ne pentirete.



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Ecco cosa ne penso:



Così scorrevole e minuto da leggersi in un paio d'ore, ma che ha bisogno di tempo per essere realmente apprezzato, un po' come un vecchio vino a decantare, "La Sovrana lettrice" con un humour tutto inglese descrive un personaggio reale e di un certa levatura con brio e leggerezza, rendendo l'intera faccenda un simpatico interludio di una vita frenetica tutta impegni e scadenze da rispettare.
La vicenda è semplice e sfrutta un banalissimo e casuale pretesto per dare il via ad una serie di incredibili effetti collaterali, quando la regina inizia per caso e con un incipit per niente incoraggiante la sua avventura libresca non ci si può certo aspettare questo finale, del tutto a sorpresa ma con il suo perché. 

Ovviamente non vi dico nulla perché tale finale a sorpresa e completamente inaspettato va assaporato nel modo in cui l'autore lo vuole presentare. 

Amante del colpo di scena, l'uscita di grande teatralità e impatto che lascia la platea a bocca aperta, Allan Bennett da commediografo sfrutta un linguaggio semplice e per nulla artefatto, una prosa divertente, cadenzata sulla base di dialoghi e poche descrizioni, sembra quasi di star leggendo il copione di uno spettacolo con diversi ma peculiarissimi personaggi: ecco quindi comparire il diretto consigliere della regina sempre più preoccupato della sua sovrana che comincia a trascurare così tanti aspetti della sua vita da far girare voce a palazzo che la Regina comincia a farsi vecchia...nulla di più falso. 
La Regina con il cipiglio della sua illustre antenata (parlo della Regina Vittoria, a cui l'attuale Regina ha strappato lo scettro di Regno più longevo) e con pochi ordini calibrati rimette tutti in riga dimostrando la falsità di qualunque idea blasfema o pettegolezzo avesse iniziato   dilagare nel castello, confutando ogni forma di demenza senile che potesse averla in qualche modo colpita.

Come in ogni opera teatrale Ognuno merita il suo posto e calca la scena del libro con grande maestria, che sia il Gran Ciambellano o il Primo Ministro oppure - perché no - è il turno del domestico sventurato elevato a factotum personale della regina.

Nessuna morale della favola, piuttosto si resta con l'idea di aver letto una commedia teatrale molto divertente e per nulla utopistica, solo un po' surreale, forse perché nell'immaginario non si riesce a pensare alla Regina del Regno Unito come ad una persona normale,  ma più come a qualcuno di più lontano dalla realtà.

Vi lascio con una piccolissima citazione: "Un libro è un ordigno per infiammare l'immaginazione." (La sovrana lettrice)


Al momento sto finendo "Follia" di Patrick McGrath, spero di digerire in fretta il grande scompenso interiore che questo romanzo mi ha causato.

A presto <3

mercoledì 12 ottobre 2016

Chi ha vinto il Premio Letterario "Procida, isola di Arturo - Elsa Morante"?


Nella splendida cornice di Santa Margherita Nuova, il 23 e 24 settembre si è tenuto il 29esimo premio letterario dedicato ad Elsa Morante. Appena avevo ricevuto i libri vi avevo presentato i tre titoli in finale: "Il Grande Animale" di Di Fronzo, "Il cinghiale che uccise Liberty Valance" e "Neve Cane Piede" di Morandini, (vi rinvio qui per le schede di presentazione dei tre romanzi).

La loro lettura mi ha accompagnato per tutto il mese di agosto e settembre, fino alla prima serata dove ho potuto incontrare e discorrere con i tre autori dei libri finalisti. Per chissà quale strana congiunzione astrale la giuria tecnica ha selezionato tre romanzi strettamente legati alla figura di un animale: un cinghiale, un cane e un non bene identificato serpente - piuttosto lungo direi e pericoloso.

Ad onor del vero, dico subito che il mio voto finale è andato a "Il Grande animale", nonostante il mio grande dibattito interiore e la lotta all'ultimo "sangue" che ho vissuto, per dare il mio voto.
Quindi partirei dagli altri due per dare un mio giudizio personale, non saranno tre recensioni lunghe come ero solita fare, per una questione di tempo, ma ovviamente sono disponibile per chiacchierarne ulteriormente.
Iniziamo dalla lettura di"Neve, Cane, Piede" di Claudio Morandini, che per la cronaca ha vinto il premio.
La storia verte intorno alla figura montanara di Adelmo Farandolo, uomo che per volere o necessità si è ritirato sulla SUA montagna - perché la montagna è la sua, l'ha comprata insieme al fratello.Ogni estate scende a valle, fa scorta per l'inverno e si ritira lì tra le sue pietre e la sua neve, in attesa che l'inverno arrivi. Una vita solitaria che segna il corpo e la mente, Adelmo non ricorda sempre tutto, a volte dimentica, come dimentica ad esempio di essere già sceso a valle in quell'anno per comprare le provviste, o che le sue mucche non le ha più, eppure lui le sente muggire. E' solo, almeno fino all'arrivo del fido cane, una creatura animale, muta, incapace di parlare, almeno fino a che Adelmo non gli da voce e a quel punto le mura della baita si riempiono di chiacchiere, e di scenette quasi comiche, di discussioni accese tra il cane e quello che alla fine diventa il suo padrone. In un libro duro come le rocce che Adelmo ama così possessivamente, Claudio Morandini racconta il lento declino della mente di un uomo, che oramai sospetta di tutto e di tutti, abituato a vivere da solo, con la sua montagna e ora la compagnia di un solo cane silenzioso a fargli compagnia. E' una lenta scoperta come il disgelo primaverile che porta a scoprire anche tante verità nascoste o meglio dire dimenticate fino a far emergere solo un piede, un indizio.

Vi sono due storie: un cinghiale che straordinariamente apprende la lingua degli uomini e il film di Wayne "L'uomo che uccise Liberty Valance" a far da contorno alle "caotiche" vicende vissute dalla cittadina - immaginaria - di Corsignano, in Toscana, non molto lontano dal confine umbro-laziale. A Corsignano tutti sanno tutto, tutti si conoscono, è un paesino piccolo e ben rodato su ingranaggi oliati da anni. E' un romanzo corale, a mille voci, dove si intrecciano le vicende e gli scandali del presente e del passato, tutto questo sotto gli occhi attenti di un cinghiale Apperbohr che in una rivelazione epifanica joyciana riesce improvvisamente a comprendere cosa gli Alti sulle Zampe e il loro strano modo di parlare e di vivere, e soprattutto di essere. La narrazione è così piena e "rumorosa" da creare un'iniziale scompenso in chi legge, bisogna abituarsi alla scrittura di Meacci, per riuscire ad apprezzare l'intero complesso narrativo ricco di particolari. Per citare lo stesso libro, parlando del film di Wayne, Walter risponde a Fabrizio così:


- E' un capolavoro proprio perché ti ci vogliono almeno venti volte, per notare cose che - in un'opera d'arte meno capolavoro - noteresti subito... ... -

E infine arriviamo al libro di Gabriele Di Fronzo. "Il Grande Animale" è il suo romanzo d'esordio, è il racconto di un tassidermista, non preoccupatevi se non sapeAte cosa sia, neanche io lo sapevo prima di iniziare a leggere questo romanzo. Un tassidermista è un imbalsamatore, in altre parole imbalsama gli animali su commissione. Lui è un tassidermista, è avvenuto così per caso, era un hobby all'inizio e sarebbe rimasto tale se un suo amico non lo avesse consigliato. Il suo primo animale fu un gattino piccolissimo, di pochi mesi, un animale che lo mise alla prova, perché se puoi sbagliare nelle cose grandi, in quelle piccole non ti è concesso, perché si noterebbe troppo l'errore. Il suo lavoro non è solo imbalsamare creature, ma bloccarle in un attimo della loro morte, come se fossero vive, per aiutare a riempire anche se mai nella sua totalità. E' tutto una questione di vuoti e di spazi da riempire, di buchi da tappare, è solo questione di pieni e di vuoti. E in questa ricerca dell'immortalità della composizione, e della sua veridicità, del riempimento del vuoto, che si colloca la figura del padre, sempre più assente...sempre meno presente, e che alla fine lascia un vuoto, e anche quel vuoto va riempito.

Questi erano i tre romanzi finalisti, è stata una lotta quasi all'ultimo voto, con riprese improvvise e ispirate, ma alla fine ha trionfato il romanzo di Claudio Morandini, che ammetto non era il mio preferito, ma il bello della letteratura è la soggettività della lettura e di come ognuno di noi riesca ad apprezzare diversamente un libro.

Venerdì 14 si terrà la premiazione invece del libro "Il Ciclope" di Paolo Rumiz, per la sezione mare, presentazione e premiazione a cui parteciperò sicuramente.

A presto!

domenica 24 luglio 2016

Premio Letterario "Procida, isola di Arturo - Elsa Morante"


Ventinovesimo premio "Procida, Isola di Arturo - Elsa Morante". 
Questo premio ha più o meno la mia età, è praticamente nato alla fine degli anni ottanta per poter celebrare una delle figure artistiche e letterarie più importanti della letteratura italiana. Elsa Morante, scrittrice e traduttrice, considerata dai critici come una delle voci più autorevoli del 1900, è autrice di quel libro che ha segnato inevitabilmente la storia della mia isola.
L'Isola di Arturo, vincitore del Premio Strega nel '57, vive e rappresenta la Procida selvaggia e incontaminata pochi anni prima della II Guerra Mondiale, Quell'isola che non ho mai visto o vissuto, la cui semplicità e piccolezza rappresentano un pregio ma anche un grosso ostacolo. L'isola racchiude e chiude tutto il mondo di Arturo e di ogni isolano, può apparire come un rifugio sicuro o una gabbia da cui voler fuggire.
Elsa Morante e Arturo sono quei capisaldi da cui a Procida è impossibile fuggire, e con questo premio si è sempre voluto rinsaldare questa amicizia speciale, un legame artistico di grande valore.

Questo post a cosa serve, per condividere con voi una bella notizia (?), quest'anno sono entrata a far parte della giuria popolare formata da circa 50 lettori forti che avranno l'onere e l'onore di leggere e poi scegliere tra i tre romanzi che sono arrivati in finale.
E quali sono questi romanzi? Continuate a leggere questo post così da conoscerli.


Neve, cane, piede Il grande animale Il cinghiale che uccise Liberty Valance

Neve, cane, piede di Claudio Morandini


Il romanzo è ambientato in un vallone isolato delle Alpi. Vi si aggira un vecchio scontroso e smemorato, Adelmo Farandola, che la solitudine ha reso allucinato: accanto a lui, un cane petulante e chiacchierone che gli fa da spalla comica, qualche altro animale, un giovane guardiacaccia che si preoccupa per lui, poco altro.

Il grande animale di Gabriele Di Fronzo 
Finalista al Premio Opera Prima 2016

Francesco Colloneve, imbalsamatore per mestiere, ha imparato che non c'è modo di scampare alla perdita e dunque tanto vale esercitarsi in tutti quei gesti che aiutano a sopravvivere agli abbandoni. Quando il padre si ammala, la sua memoria tarlata è l'occasione per ricordare insieme mancanze e colpe di cui Francesco porta ancora i segni. Ma è alla morte del genitore, da cui si è dovuto trasferire, che Colloneve - esperto di abbandoni per indole nonché per professione - dovrà usare tutte le sue strategie per trasformare il dolore del lutto in un incantesimo di eternità. Perché se, come ha scritto Elizabeth Bishop, "l'arte di perdere non è difficile da imparare", più complicata è l'arte di sopravvivere alle cose perse. In questo suo romanzo di esordio, con una lingua esatta e tagliente - che evoca gli strumenti del suo protagonista Di Fronzo ci racconta come far si che ciò che altrimenti subito scomparirebbe, rimanga nostro per sempre.


Il cinghiale che uccise Liberty Valance di Giordano Meacci
Finalista al LXX Premio Strega.

Nell'immaginario paesino di Corsignano -tra Toscana e Umbria - la vita procede come sempre. C'è gente che lavora, donne che tradiscono i propri uomini e uomini che perdono una fortuna a carte. C'è una vecchia che ricorda il giorno in cui fu abbandonata sull'altare, un avvocato canaglia, due bellissime sorelle che eccellono nell'arte della prostituzione e una bambina che rischia la morte. E c'è una piccola comunità di cinghiali che scorrazza nei boschi circostanti. Se non fosse che uno di questi cinghiali acquista misteriosamente facoltà che trascendono la sua natura. Non solo diventa capace di elaborare pensieri degni di un essere umano, ma, esattamente come noi, diventa consapevole anche della morte. Troppo umano per essere del tutto compreso dai suoi simili e troppo bestia per non essere temuto dagli umani: "il Cinghiale che uccise Liberty Valance" si ritrova all'improvviso in una terra di nessuno che da una parte lo getta nella solitudine ma dall'altra gli dà la capacità di accedere ai segreti di Corsignano, leggendo nel cuore dei suoi abitanti.


Bhè vi farò sapere cosa ne penso...

P.S. Che sia la volta buona che riprendo a scrivere ;) Grazie a tutti quelli che continueranno a leggere il blog, dopo questo grosso periodo di assenza.








sabato 7 novembre 2015

Un ritorno "sui generis" e una recensione al volo - Il Guizzo del Capodoglio - Un popolo nel mare di Giulio Badalucci

Quando passa tanto tempo dall'ultima volta che scrivi ci sono tante cose che entrano in gioco: imbarazzo perché non si scrive da tanto e quindi sembra di non saper mettere due parole dietro l'altra, vergogna, pensando Oddio non scrivo da mesi!! Alla fine però si scrive per il piacere di farlo e tutte queste cose non c'entrano.
Spero che le vostre vacanze siano andate bene, le miei abbastanza tranne qualche piccolo incidente di percorso (incidente nel vero senso della parola, ma non riguarda me nello specifico), e poi la ripresa dell'università.
In tutto ciò ho letto pochissimo. Che vergogna, ma prendere un libro richiede tempo e non sempre lo si ha, non sono cose da prendere e lasciare con leggerezza. In questa lunga assenza ho letto qualcosina ovviamente, tra cui un libro dedicato a Procida, l'isola dove abito. Scritto da un'isola è stata organizzata una piccola presentazione e io ho scritto un mio pensiero da dedicare all'autore.

Non è un romanzo, non è un saggio e non un libro di genere, ma mi piaceva l'idea di condividere con voi anche questo. Farvi conoscere un po' quell'isola dove sono cresciuta, che molto conoscono solo come luogo di villeggiatura, ma che per i procidani è altro e non solo questo.

Spero che vi piaccia. E chissà che forse vi incuriosisca e vi faccia venire a visitare Procida.
Per il resto proposito di Natale: scrivere di più!

Il Guizzo del Capodoglio - Un popolo nel mare 
di Giulio Badalucci
Possiamo scegliere di leggere un libro per tante ragioni: noia, voglia di conoscenza, voler passare qualche pomeriggio in compagnia di personaggi inventati. Alla fine della lettura avremo occupato il nostro tempo, avremo passato dei pomeriggi piacevoli e riporremo il nostro libro, forse senza neanche ricordare perché l’avevamo iniziato. Ritengo che però iniziare a leggere un libro per ricordare sia forse la scelta migliore, per poter assaporare attraverso la lettura quello che purtroppo è scomparso dalla nostra vista ma è vivo nei racconti dei più anziani, e alla fine di quella lettura sono sicuro che non vorremo riporre il libro, perché non vorremo smettere di ricordare, vorremo occupare tutti i nostri pomeriggi alla ricerca di quella memoria perduta o dimenticata e riempire il vuoto causato dal tempo maligno. 
Diceva Cicerone, uno dei più grandi oratori dell’Antichità che “la memoria è tesoro e custode di tutte le cose”,  ecco perché da quando l’uomo ne ha compreso l’importanza ha sempre cercato un modo di mantenere vivo il ricordo. Prima della nascita della scrittura, era la parola l’unica arte che l’uomo aveva a disposizione, per questo ci si sedeva intorno al fuoco ad ascoltare affascinati i più anziani, cercando di carpire la saggezza e l’esperienza nascosta tra i fili bianchi dei loro capelli o nei meandri della loro mente.
Anche se ora il progresso ci allontana da tutto ciò, è lì che l’uomo tenta o dovrebbe tentare di ritornare, a quel unica e reale forma di magia che l’umanità possiede: la memoria.
Nel corso della storia, quando qualcosa è importante e vogliamo mantenerla intatta ci affidiamo all’esperienza, contiamo sull’appoggio dei più anziani affinché l’antica arte del mondo non vada persa.  Accade per tante cose ed è così anche per la pesca, arte antica che a Procida viene tramandata intatta per mantenere viva un’identità unica e personale . Perché vi sono cose per le quali non esistono regole scritte, non vi è un libro dell’istruzioni da leggere, tutto viene affidato alla voce di un anziano la cui “fronte è come un libro sempre aperto consumato dal sale e al vento, dove è possibile leggere gioia e tristezza solo in mare, poiché tutto viene abilmente nascosto tra le rughe” per citare Giulio Badalucci.
I procidani sono quel popolo nel mare, che vive delle sue tradizioni, a volte presenti a volte scomparse, ma che sono vive nel ricordo di chi le ha vissute: e quale voce migliore e più sincera di quella di un bambino per ricordare le tradizioni di un tempo? Giuliareddo è il più piccolo di una grande famiglia in quanto i genitori, con l’aiuto del padreterno, l’avevano concepito dopo sette fratelli: tre femmine e quattro maschi, che vivevano tutti nella stessa casa. “Giuliareddo” non è altro che un bambino come molti, vivace, avventuroso e ricco in amicizia e amore, ma ciò che ha sempre contato per lui è la famiglia e la tradizione. Giularieddo è bambino e adulto, dotato di una saggezza infantile intrinseca, e conosce la vera importanza della memoria, dell’ascolto del più grande che tramanda al più piccolo ciò che la vita gli ha insegnato.
Attraverso gli occhi di Giuliareddo corriamo febbrilmente per tutta la Chiaiolella, fermandoci di tanto in tanto ad ascoltare qualche anziano pescatore o vecchia signora che la prima domanda che ti pone è “A chi si figghie?”, perché nulla conta più della famiglia e del senso di appartenenza, e Giuliareddo questo lo sa e con il tempo si accorge anche di come la memoria e la tradizione appaiano simili a delle chimere e stiano lentamente scomparendo e allora vorrebbe urlare che “No non possono scomparire” e allora continua a portarci con sé alla scoperta della Marina della Chiaiolella, un posto magico donato dagli dei, una conchiglia con al suo interno una perla, protetta da tutti venti, tranne quello caldo dello scirocco.

Questa lunga corsa non è solo però un elogio al passato e alla tradizione, ma anche e soprattutto una critica aperta a fatti e azioni che hanno danneggiato Procida e la sua arte piscatoria, la sua terra e il suo mare. Non si risparmia niente e attacca voracemente tutto ciò che sta divorando la terra che con un forte senso di possessività ogni procidano sente propria.
Giulio Badalucci sfrutta il registro della favola e della meraviglia per insegnare e tramandare qualcosa, ed ecco che i pezzi di sughero parlano e tentano di irretire l’anima di una bambina, o una spigola, che ricorda il rombo della fiaba dei fratelli Grimm, “sale dal mare”, non per esaudire un desiderio ma perché non vuole più vivere in quel mare di cui ha dimenticato il sapore e l’odore. Ci sembrerà allora che un campo di fiori possa parlare, urlando al mondo le proprie virtù e i propri sacrifici, ma soprattutto facendo risaltare una morale che spesso fingiamo di non vedere, di come spesso in virtù di un progresso indicato come necessario lasciamo che il polpo di Alisandro prosciughi la sua bellezza naturale. La realtà a volte si mescola con la superstizione e il magico,  ma non vi è niente di inventato e tutto è reale, tutto vero e vissuto attraverso gli occhi di un bambino, che sono l’unica strada per il meraviglioso.
Ciò che però Giuliareddo sembra dirci in ogni modo è che la meraviglia che egli vedeva in ogni cosa, quasi come una divina presenza che riempiva la natura del luogo dove era nato, sta morendo sotto lo sguardo ignaro o indifferente di chi assiste. Una morale c’è sempre alla fine di una storia, questo è quello che credo.

E alla fine possiamo sempre decidere di correre con Giuliareddo, lungo le strade della Chiaiolella, nel tentativo di ripristinare o almeno salvaguardare la terra e il mare che appartiene a “Un popolo nel mare”.